Bubba e il Figliol Prodigo



neto fiorentina brasileBY MG BLOG >>
Nella nostra squadra di calcio amatoriale, ha avuto una lunghissima militanza uno dei personaggi più caratteristici del paese: il soprannome, Bubba, era tutto un programma, e la diceva lunga sulle sue caratteristiche fisiche.
Il suo ruolo storico, il secondo (a volte terzo) portiere.
Una delle sue peculiarità, le poche volte che per necessità entrava nella rosa dei titolari, era una certa propensione al cosiddetto “gol a voragine”: palla crossata a palombella, spesso dalla tre-quarti, lui che alza il faccione verso il sole e l’agognata sfera, le braccia ben ferme lungo i fianchi, il battezzarla fuori, fuori dal campo, dalla portata della testa degli avversari, ben lontana dal toccare la rete gagliardamente difesa, addirittura volgere, ad un certo punto, le spalle al pericolo, quasi sbeffeggiandolo, e l’esito inevitabile del più ridicolo dei gol subiti.
Ma Bubba era, ed è, un quintale di ragazzone volenteroso e autodidatta, cui nessuno ha mai insegnato veramente i fondamenti del mestiere.
Non è mai stato baciato dal sole brasiliano, non ha mai avuto, sotto quel sole, un allenatore dedicato, una scuola di vita e di pallone, che lo ha portato a difendere la porta della nazionale verde-oro.
Inspiegabile, quindi, il perché ieri fra i pali della Fiorentina ci sia finito proprio lui, il Bubba di verde vestito, pronto come suo solito, a subire il gollonzo a voragine.

È evidente che Neto ha chiuso con la titolarità gigliata, ma per forza di cose, e per gli unici errori del mercato estivo, gli verrà necessariamente concesso un lungo extra-time, almeno fino a Gennaio, almeno finché, forse proprio dal Brasile, non arriverà un vero portiere.

Ma la bacchetta del severo maestro si deve abbattere sulle dita di tutti coloro che, insieme a Neto, hanno gettato al vento questi maledetti tre punti, che hanno regalato un tempo ad un impalpabile Parma, e soprattutto due fatidici minuti, sprecati a cercare inutili sfondamenti, invece di comode meline.
Ecco, a questi ragazzi insegniamo un po’ di melina, che non è una piccola mela, cari Alonso e Rebic, ma una fredda e adulta gestione del risultato.

E concludo con una citazione biblica:

“… il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa… ”

….forza Juan Manuel, se questa è la Fiorentina, abbiamo enorme bisogno del tuo antico ghigno, delle tue furiose galoppate e dei cross pennellati… Ricordati chi e come eri, e continua a credere di poter plasmare la tua testolina matta!

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