Torino Fiorentina 1-2 che carattere la Viola!


Veretout_Jordan_18_03_18_goal contro il Torino Tifosi Viola FiorentinaLa Fiorentina vince in trasferta contro il Torino dimostrando per tutti i 96 minuti di avere un grande carattere ed un grande cuore
Si capisce da subito che i Viola hanno voglia di dare 101% e con un po di batticuore riescono in extremis a portare a casa i tre punti che riaccendono le speranze per un piazzamento in Europa League
Gli amici granata sono in crisi di gioco e risultati ma non era certo facile vincere oggi
Goal nel secondo tempo dell’instancabile Jordan Veretout che aveva fallito un rigore (parato) da Sirigu
Pareggia il gallo Belotti quasi allo scadere e quando sembrava svanita nel nulla la vittoria un altro rigore a tempo scaduto battuto da Cyril Thereau ha dato la gioia dei tre punti

Le pagelle di Torino Fiorentina

MARCO SPORTIELLO 6
Un solo tiro (goal) del Torino imparabile
NIKOLA MILENKOVIC 6,5
Tanto impegno, abnegazione e determinazione
VITOR HUGO 6,5
Si conferma su buonissimi livelli e solo una volta (goal) gli scappa Belotti
GERMAN PEZZELLA 6,5
Buona prova fatta di concretezza e tanta voglia di fare risultato CRISTIANO BIRAGHI 6,5
Partecipa attivamente alla vittoria ivi compreso il cross nel finale che da il rigore alla Viola
MARCO BENASSI 6,5
Volev ben figurare davanti ai suoi ex tifosi e sfodera prova tutta sostanza, corsa e grinta
MILAN BADELJ 7
Orchestra alla grande in cabina di regia
JORDAN VERETOUT 7
Sbaglia il rigore ma si rifa portando in vantaggio la squadra rubando l’ennesimo pallone agli avversari e andando dritto in porta, evita di battere il secondo
RICCARDO SAPONARA 6,5
Giocatore ritrovato, agile e frizzante al punto giusto, esce alla mezz’ora secondo tempo
** CYRIL THEREAU 6
Se non fosse per il goal su rigore meritava un voto pessimo visto che non aveva azzeccato niente
FEDERICO CHIESA 6,5
Il solito stantuffo tuttofare
GIOVANNI SIMEONE 5
Tanta voglia ma zero conclusioni, esce dopo venti minuti secondo tempo
* DIEGO FALCINELLI 5
Poca roba anche meno
STEFANO PIOLI 8
Presenta in campo una squadra carica a mille che ci crede fino alla fine

Fiorentina Benevento 1-0 nel segno di Davide Astori, CI SONO UOMINI CHE NON MUOIONO MAI, CI SONO STORIE CHE VERRANNO TRAMANDATE IN ETERNO, BUON VIAGGIO CAPITANO

18_03_11_DAVIDE ASTORI COREOGRAFIA STADIO TRAGEDIA VIOLA TIFOSI FIORENTINA 1Niente pagelle oggi o commenti alla gara
Una vittoria amara ottenuta con la forza ed il coraggio della squadra, della società e dei tifosi
ASTORI DAVIDE 18_03_11_ VITOR HUGO SEGNA GOAL VITTORIA E OMAGGIA IL CAPITANO TRAGEDIA VIOLA RIPOSA IN PACE TIFOSI VIOLA FIORENTINAHa segnato Vitor Hugo il giocatore che idealmente ha sostituito Davide Astori
Ha il numero 31 (contrario del 13), è salito in cielo alle ore 13 ed ha dato una piccola gioia ai compagni, alla società ed ai Tifosi
Oggi si è conclusa una settimana tremenda vissuta con un nodo in gola che difficilmente si scioglierà
Un lutto che ha aperto i cuori di tutti/e portando un messaggio di umanità, fratellanza e misericordia che tornerà utile al mondo (avido) del calcio
Grazie a tutti i Tifosi della Fiorentina che anche oggi sotto l’acqua hanno presenziato imperterriti onorando un grande uomo
Grazie a tutti gli sportivi e alla gente comune che ha rivolto un attimo, un gesto di compassione a Davide e chi ha sofferto e soffrirà per lui
Oggi vessilli, bandiere Viola e tanti striscioni di cui due significativi:
“CI SONO UOMINI CHE NON MUOIONO MAI, CI SONO STORIE CHE VERRANNO TRAMANDATE IN ETERNO, BUON VIAGGIO CAPITANO”
“NESSUNO MUORE FINCHE VIVE NEL CUORE DI CHI RESTA… CIAO DAVIDE”
Grazie Davide per il tuo sacrificio!

IL DOLORE DELL’INNOCENZA, IL VANTO DEL DOLORE [MG BLOG]

Lunedì 5 marzo 2018  [By MG BLOG]

IL DOLORE DELL’INNOCENZA
ASTORI DAVIDE 18_03_04_ IMMAGINE EMBLEMATICA TRAGEDIA VIOLA RIPOSA IN PACE TIFOSI VIOLA FIORENTINALa vedo quella bambina di due anni che, braccia spalancate e sorriso pieno, corre incontro al babbo alto, che entra in casa con il borsone sulla spalla, di ritorno dal suo lavoro domenicale, tanto invidiato dai più, tanto normale per lei.
La vedo, mentre il babbo felice, ormai dimentico dell’erba verde, dell’implacabile tabellone luminoso, dello spogliatoio sudato, dei riflettori e delle urla, si sgancia il borsone gigliato dalla spalla, l’acchiappa al volo, e se la porta al volto.
La vedo mentre si perde, solleticata dalla barba ispida, nell’odore di shampoo e di fatica, con le manine che stringono forte l’idolo solo suo.
La vedo la mamma, appoggiata alla porta del corridoio, braccia conserte, sorriso sulle labbra, che osserva la scena sorniona, pronta a sopportare anche i mugugni dell’ennesima partita storta.

Ora vedo quella bambina che oggi ancora aspetta, in mezzo a quel corridoio oggi buio che nessuno ieri ha illuminato. La testolina piena di domande, di dubbi, le orecchie rimbombanti delle brutte urla disperate della mamma, le sue lacrime sulla guancia. Sicura dentro di se di un ritorno sempre più insicuro, ma già incompleta di un vuoto che ancora non capisce.

La vedo bambina, ragazza, donna, quando tutti le ricorderanno quanto era grande, onesto, lavoratore, quell’uomo che chiameranno ancora Capitano; e nel suo vuoto arriverà ancora come un’onda il sentore di shampoo, la puntura della barba, l’abbraccio forte.

Ciao Davide

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Venerdì 9 Marzo 2018 [By MG BLOG]

IL VANTO DEL DOLORE

2018_03_08_funerali Davide Astori Firenze Fiorentina Viola Tifosi Piazza Santa croceScriverò qualcosa a mente fredda, mi dicevo, come a volte faccio quando un evento mi scuote il cuore, inseguendo un pensiero scevro dall’umoralità. Ma il giorno dopo la mente non si raffredda, perché il cuore è ancora troppo caldo.
C’ero, ieri, in quella storica piazza, la più cara ai Fiorentini, ora cara anche a me. C’ero a salutare il Capitano, indeciso fino all’ultimo: in fondo, perché sacrificare due o tre ore di lavoro e di permesso, per essere un puntolino insignificante in mezzo ad una folla?
Alla fine, forse solo alla fine, ho trovato la ragione.
Entro in piazza da via dell’Anguillara, e scavalcate le catene scivolo in un mondo parallelo: lasciate alle spalle le viuzze già infestate di turisti, sono fagocitato da questa moltitudine silenziosa, da questa tensione vibrante che ti fa intuire che Davide è già qui, poco più avanti, dentro una bara di legno chiaro, in attesa; aspetta gli ultimi colleghi ritardatari, in volo dall’Inghilterra. La gente mormora “Oh, è arrivata la Juve, Chiellini…”, “c’è Buffon…”, e proprio perché son loro, la mani partono da sole, sbattono forte le une con le altre; sento uno vicino a me che mormora “applauditeli, applauditeli forte!”.
Solo ora l’ultimo atto può cominciare, la bara avanza in mezzo ai bambini gigliati che fanno da ala protettrice. La moltitudine vestita da stadio, sciarpe, felpe, cappellini, mormora le formule religiose fatte di “Amen” e “Padre nostro”. Da fuori il coro del Maggio Fiorentino è solo un intuizione, ma si sente forte l’omelia; per la prima volta gli occhi frizzano e di nuovo le mani sbattono quando lui viene proclamato figlio di Firenze. Poi di nuovo silenzio, assordante, tanto che si sentono i professori rimproverare i ragazzi affacciati alle finestre del Liceo Alberti.
Le pietre grige bagnate rispecchiano il marmo bianco e le bandiere viola, e rimbalzano la voce incrinata di Badelj che ricorda l’amico, che mi da il colpo di grazia rammentando che a Davide piace l’uva come piace anche alla piccola Vittoria.
La bara esce, sosta a lungo sul Sagrato, e la folla si dipinge di sciarpe viola; dopo l’incenso il legno cattivo s’impregna dei fumogeni viola; prima del buio è baciata dal sole di Firenze; dopo gli inni latini è cullata dall’inno antico; non lo canto, all’inizio mi sembra quasi blasfemo, ma alzo la voce su una frase che mi pare, invece, quanto mai appropriata: “…per esser di Firenze vanto e gloria…”. Il canto scema, e nel silenzio che segue, un grido accanto a me “Forza Vittoria”, e gli applausi si confondono con le lacrime.
Ora arriva la risposta al dubbio originale, al consueto perché dell’ultimo saluto ad un amico, ad un parente… davanti alle transenne, schivi, umili, distrutti, sfilano i più colpiti: la compagna; il fratello; il padre alza gli occhi, vede la marea, ne è colpito, congiunge le mani, abbozza addirittura un sorriso e mormora “grazie”; la madre si porta la mano alle labbra e lancia alla piazza un bacio veloce. Per questo ero qui, per questi due unici secondi in cui il dolore ha lasciato le loro spalle.

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