Seconde lineee



inter fiorentina 2-1 viola giocano bene ma escono sconfittiBY MG BLOG >>
Troppo facile buttar giù parole quando il risultato ti arride… Complicato schizzare inchiostro digitale sullo schermo bianco dopo una sconfitta come quella appena vista in quel di SanSiro.
Perchè fu così che dopo 70 minuti, non azzardo dominati, ma, mi si concederà, giocati un tantino sopra la parità, dopo il rigore pennellato dal Pepito Nazionale, una mano misteriosa spinge in basso il grosso interruttore delle luci della Scala del calcio milanese, il lampo viola si esaurisce, ed insieme proprio a Giuseppe Rossi, prima, e ad Aquilani, poi, entrambi richiamati da Montella, negli spogliatoi rientra anche la sicurezza, la precisione, la spavalderia, l’esperienza.
Non basta la classe del solito Borja, non bastano le grida e la grinta di Gonzalo, Ambro e Savic, o lo sguardo un pò storto di Joaquin.
I ragazzini rimasti in campo insieme a questi nonni, si danno alla baldoria, e perdono di vista il fatto che in campo c’erano anche gli altri, quelli vestiti di un nero-azzurro che pare il total black di Severus Piton.
Risultato: la Fiorentina si trova a giocare con delle insufficienti seconde linee; Neto scava un’altra palata nella fossa in cui finirà, spero presto, la sua carriera in maglia gigliata;
L’angelico Alonso si rivela appunto evanescente come essere etereo sceso dal Paradiso;
il fanciullino Mati entra leggiadro di petto, ove ragione direbbe di entrare con l’aratro, cosa che fa, in effetti, il suo diretto avversario Jonathan;
Vecino entra ma nessuno se ne accorge;
Ilicic… Beh Ilicic è assente giustificato perchè veniva da un infortunio, ma deve svegliarsi presto, e giustificare l’enormità spesa per il suo cartellino…
Mi fermo qui.
La mia penna stasera è avvelenata, forse eccessivamente.
Del resto dalle seconde linee che oggi si son ritrovate in campo, troppe, non si poteva chiedere l’impossibile.
Del resto il campo l’abbiamo retto, e bene, per gran parte della gara.
Ma la consapevolezza di aver buttato via tre punti, ed insieme ad essi un urlo rabbioso del tipo “ci siamo anche noi!”, ecco, questa è ben viva.
In attesa di rivedere presto con il pallone fra i piedi i vari Pizarro, Cuadrado, Pasqual, Gomez, il pensiero della notte è semplice: no, ancora non siamo grandi, e viste le evidenti mancanze nell’organico (ogni riferimento a giovani spilungoni brasiliani vestiti di verde Uniposca è puramente voluto), visti gli errori che in momenti cruciali mortificano la classe indubbia dei più, comincio a dubitare che mai lo saremo!

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